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Tomaso Garzoni

Biografia
Tomaso Garzoni da Bagnacavallo 1549 - 1589

 

Con questa "prefazione" Bartolomeo, fratello di Tomaso Garzoni, pubblica postumo il Serraglio degli stupori del mondo, apportando vivida testimonianza diretta sulla vita del grande poligrafo, le cui opere raggiunsero grandissima fama nel suo secolo conoscendo traduzioni in francese, tedesco, castigliano e sono oggi oggetto di nuovi accurati studi e pubblicazioni.

Pregato e ripregato da diversi a formar come in compendio la vita dell'autore, ne potendomi così di leggero sottrarre da tanta istanza: ecco che io D. Bartolomeo fratello vero di esso a ciò mi accingo ad incominciare. Nacque il P. D. Thomaso (così nominato all'ingresso in Religione, poiché nel secolo fu detto Ottaviano), l'anno del Signore 1549 nel mese di marzo in Bagnacavallo, Terra molto nobile e illustre, o per il territorio fruttifero, o per gli uomini in arme e in lettere famosi, sì che nella Romagna ove risiede, tiene luogo celebratissimo. I genitori suoi e miei furono per beni di fortuna deboli, ma generosissimi oltre il loro grado nel provvedere ai figli ogni buona educazione. Il Padre si chiamò Pietro di casa Garzoni, la madre Altabella di casa Lunarda. Dalla natura si vide dotato di gran vivacità d'ingegno... Nelle lettere umane fece prestissimo profitto sotto la disciplina di quella veneranda memoria di M. Filippo Ossano da Oriolo Castello dell'Imolese e di 14 anni cominciò a studiar legge, andando prima a Ferrara e dopo a Siena, ma non finì appena il terzo anno, che cambiò pensiero dandosi a studiare alla facoltà di logica, e tocco da particolar illuminazione si mise a far vita ritirata con disciplinarsi e mortificarsi, frequentando a più potere i Santissimi Sacramenti... ascoltando (il predicatore) dottissimo e eccellentissimo P. Predicatore D. G. F. Gori da Bagnacavallo... entrò nella Congregazione Lateranense nella celebre Canonica di Santa Maria in Porto di Ravenna il giorno di S. Luca del 1566 in età di 17 anni e mesi tre, dal molto venerando D. Vitale de Mercati di Ravenna fu con allegria vestito. [...]

In questo stato non è facile raccontare quanto apparisse mirabile ora in dispute, ora in prediche, ora in letture, ma senz'altro fu ragguardevole nel comporre Hinni, Salmi e Cantici spirituali; possedé più di una lingua, così bene parlava lo spagnolo, e con grande ardore si mise ad imparare la lingua ebraica, e fece stupire gli insegnanti per il gran progresso. Non fu storico tra i latini e i volgari (che) da lui non fosse studiato, non oratore, non poeta sicché in queste professioni fu singolare e pochi gli furono eguali. La sua memoria fu tenacissima: l'apprensione acutissima e la disposizione tanto vigorosa, che non solo componeva a lungo senza cancellazioni, ma in brevissimo tempo portava a compimento ogni suo discorso. Quindi non è meraviglia se per le stampe vola la sua fama in ogni lato con ali d'oro e sommi applausi e con eccelsa gloria. Ma non voglio tacere, che se ben spinto dall'altrui compagnia giovanile, e da una sua particolare inclinazione alle cose umane, proprie a soggetti accademici, acconsentì alla formazione di quelle opere, cioè: "Del teatro dei cervelli umani", "Dell'hospedal de' Pazzi", "Della sinagoga universale", "Della Piazza universale". Nondimeno non essendo affatto gravi, egli usò maturità et grande giudizio, mentre non volle apporre al suo nome il titolo di religioso, qual in altre più accomodate a tal stato egli non negò, come: "Le vite delle donne illustri e laide della Sacra Scrittura", "Traduzione dei novissimi di Dionisio Cartusiano", "Revisione delle opere di Ugo di S. Vittore", "Discorso curiosissimo dell'huomo astratto". S'affaticò inoltre nel comporre altre opere, ma in particolare la presente da lui promessa sotto il nome di "Palagio"; ma è parso bene a me intitolarla così.

Et nel fine di tutte le opere chi può negare che non aspirasse a cose alte? Egli qual altro S. Tomaso vicino alla morte incominciò a comporre sopra la Cantica di Salomone. Pertanto con queste scelte preminenti giunse il P. D. Thomaso all'ultimo dei suoi giorni, era l'anno del Signor 1589, avendo finito il quadragesimo di sua età agli otto di giugno fra le 18 e 19 ore, intendendo sempre quanto egli diceva e ragionando egli in proposito fin all'estremo, chiuse molto contrito gli occhi alla presenza mia et de' cari Genitori in Bagnacavallo con gran concorso nella Chiesa di S. Francesco; et honorandolo con bellissima orazione funerale M. R. P. Fra Francesco da Tussignano nobilissimo soggetto franciscano.

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