PRIME EDIZIONI DI TOMASO GARZONI
Schede tratte da:
Cherchi, Paolo - Pretolani, Walter, Saggio di una bibliografia garzoniana,
Russi (RA), Vaca edizioni, 2007, pp.150
1583 - DIONIGI CARTUSIANO
Colloquio, ouero dialogo Del Giudicio particolare dell’anime dopo la morte. Di Dionigio Cartusiano. Il qual segue dopo i quattro auuenimenti dell’huomo del medesimo Dionigio. Tradotto dal Reuerendo D. Tomaso Garzoni da Bagnacauallo Can. Reg. & Predicat. Con privilegio. In Venetia, Appresso Francesco Ziletti, mdlxxxiii, cc. [12] 179. In 12°.
Il testo copre le cc. 1-132, alle quali si aggiungono altre carte, 133-179, contenenti una «Aggiunta di Letanie, d’Orationi et di Raccomandationi; con le quali i cartusiani sono soliti di aiutare i suoi morienti». Nonostante la menzione dei Novissimi nel frontespizio, la sola opera contenuta in questo volume è il Colloquio.
1583 - IL TEATRO DE' VARI E DIVERSI CERVELLI MONDANI
È la prima opera originale pubblicata da Garzoni, e forse la prima in assoluto sempre che tale priorità non spetti alla traduzione di Dionigi Cartusiano, apparsa, appunto, nello stesso anno. Con il Teatro si apre quello che potremmo chiamare il «trittico garzoniano», vale a dire la serie delle tre opere dedicate allo studio del carattere e dell’ingegno. Al Teatro faranno seguito L’Hospidale de’ pazzi incurabili e La Sinagoga de gl’ ignoranti, pubblicate a tre anni di distanza l’una dall’altra.
Nel Teatro Garzoni esperimenta il metodo che gli sarà più congeniale, cioè dimostrare per exempla o costruire tipologie col supporto di filze di aneddoti ricavati per lo più dalla tradizione classica ma anche moderna, sia scritta che orale: la costruzione cementa gli svariati aneddoti e li organizza in «loci» o «voci» di taglio tematico-enciclopedico, e dal loro insieme emerge una completa, o quanto meno ricchissima, tipologia di ingegni e di temperamenti. Il tema dell’ingegno e del temperamento era ai suoi primi passi, e avrebbe acquistato un’importanza primaria entro qualche decennio: Garzoni fu sempre scrittore di grandissimo fiuto nella scelta dei temi, riuscendo sempre a essere «attuale»; e questo fu uno degli ingredienti maggiori del suo successo. Si noti la presenza nel titolo della parola «cervello», quasi a indicare, senza ambiguità, la componente «fisiologica» del carattere, componente che prevale su quella astrologica, privilegiata da molti contemporanei del Canonico di Bagnacavallo.
Il Theatro de’ vari e diversi cervelli mondani, nvovamente formato, et posto in luce da Thomaso Garzoni da Bagnacauallo. Al clarissimo signore, il sig. Vicenzo Garzoni, Gentilhuomo Venetiano. Con privilegio. In Venetia, Appresso Paulo Zanfretti. mdlxxxiii.
Carte: [4] 118 [2]. In 4°.
Dopo la lettera dedicatoria, sono presenti due sonetti, uno di Agostino Zanucco e l’altro di Fabio Strozzi. Segue un «Prologo. Il theatro dell’auttore a’ spettatori». Infine due tavole, una «delli discorsi» e un’altra «de gli scrittori allegati nell’opera». Le differenze con le edizioni successive riguardano nella maggior parte questi paratesti.
1585 - LA PIAZZA UNIVERSALE DI TUTTE LE PROFESSIONI DEL MONDO
La Piazza universale di tutte le professioni del mondo è l’opera maggiore e più fortunata di Garzoni. Apparsa nel 1585, fu ripubblicata ripetutamente per circa un secolo, e anche quando le stampe non la riproponevano rimase sempre consultata da storici, linguisti e studiosi di tradizioni popolari. Tre moderne e recentissime edizioni l’hanno rimessa in circolazione e ancora una volta la Piazza ha stupito i lettori, forse con intensità e ammirazione pari a quelle che provarono i lettori del Cinque e del Seicento. Lo stupore nasceva dal vedere tanti materiali raccolti a rappresentare il mondo del lavoro in tutti i settori, intellettuali e fisici, «nobili et ignobili», come annunciava il frontespizio della prima edizione. E da quella formidabile rassegna dell’umano operare emergono spaccati di vita che poche altre opere sono riuscite a tramandare con uguale vivacità e ricchezza di particolari. Il lettore moderno vi trova professioni e particolari ad esse legati ormai caduti in oblio, e ne apprezza il valore storico; il lettore contemporaneo di Garzoni doveva apprezzare quelle descrizioni perché i lavori erano quelli del suo mondo quotidiano, e fra quei lavori e professioni trovava anche il suo.
L’ammirazione, di oggi come di allora, viene dalla freschezza della narrative del tutto inattesa in un autore che farcisce le sue pagine di vertiginosi cataloghi tecnici, di notizie peregrine, di citazioni dotte.
La Piazza vniversale di tvtte le professioni del mondo, e nobili et ignobili. Nvovamente formata, E posta in luce da Tomaso Garzoni da Bagnacauallo. Al sereniss.mo et invittiss.mo Alfonso Secondo da Este Dvca di Ferrara. Con privilegio. In Venetia, Appresso Gio. Battista Somascho. mdlxxxv.
Pagine: [42] 932 (ma 952) [24]. In 4°.
È l’editio princeps. La dedica ad Alfonso II d’Este è datata al 5 dicembre del 1585.
Dedica «Al Sereniss.mo et Invittiss.mo Alfonso secondo da Este Duca di Ferrara» (cc. 2r-3r).
«Tomaso Garzoni ai lettori» (c. 6v).
Son. «Dell’Auttore al Serenissimo Duca di Ferrara Alfonso Secondo» (c. 7r).
Son. di «Torquato Tasso all’istesso» (c. 7r).
Son. di «Guido Casoni all’istesso» (c. 7v).
Son. di «Giovanni Vandali ‘per l’opra dell’auttore’» (c. 7v).
Son. di «Bartolomeo Burchiellati ‘in lode dell’opra’» (c. 8r).
Son. di «Theodoro Angelucci ‘in lode dell’auttore’» (c. 8r).
Son. del «Policreti ‘in lode dell’auttore’» (c. 8v).
Son. del «Guicciardi ‘in lode dell’opra’» (c. 8v).
Son. «Del Carrari ‘in lode dell’auttore’» (c. 9r).
Carme latino di «Theodoro Angelutii» (c. 9r).
Carme latino di «Burchiellati» (c. 9r).
Son. «Di Luigi Grotto ‘in lode dell’auttore’» (c. 9v).
Son. di «Horatio Vecchi ‘in lode dell’auttore’» (c. 9v).
«Tavola de gli Auttori citati nella presente opera» (cc. 10r-17v).
«Tavola di tutte tutte le professioni» (cc. 18r-21v).
«Prologo nuovo. Momo dio della maldicenza …» (pp. 1-12).
«Congiura di Zoilo» (pp. 13-24).
«Discorso in lode delle scienze e delle arti» (pp. 25-32).
Testo (pp. 33-952).
«Polemica Massa» (pp. 953-974 n.n.). Con questo titolo generico intendiamo la raccolta di testi in cui figurano un carme in latino di Lorenzo Massa, i componimenti elogiativi di Bernardino Paterno (il medico al quale verrà dedicato L’Hospidale de’ pazzi incurabili), e di Fabio Paulini, quindi due componimenti elogiativi di Luigi Grotto, quindi un epigramma dello stesso, e un altro epigramma siglato MS, quindi la lettera di giudizio negativo del Riccobono, e la replica piuttosto lunga (pp. 960-964) di Fabio Paulini. Questo lungo «excursus» costituisce una sorta di appendice al Discorso cliv, «De poeti…» con il quale si chiude questa prima edizione. Tutto fa pensare che si tratti di un corpus al quale La Piazza del 1585 abbia prestato una sua sezione col pretesto di offrire un’esemplificazione di una polemica fra letterati; e alcuni degli autori che vi intervengono, specialmente il Paulini, erano grandi amici di Garzoni. Si sa che questa sezione fu presa di mira da Giulio Cesare Scaligero, che tra l’altro denigrò Garzoni, il quale a sua volta replicò con La Sinagoga de gli ignoranti.
1586 - L'HOSPIDALE DE' PAZZI INCURABILI
L’Hospidale de’ pazzi incurabili è, dopo la Piazza, l’opera di Garzoni ad aver riscosso il successo maggiore di traduzioni e di edizioni moderne. Ciò dipende in grande misura dalla scelta fortunata del tema della pazzia, all’epoca argomento di notevole attualità, benché sia merito grande di Garzoni l’averlo popolarizzato, trattandolo in italiano e in modo leggibilissimo. Garzoni ne trattò in una lingua accessibile a tutti, e nel farlo cercò di dare, ancora una volta, un’eziologia fisiologica ad una deviazione mentale che era per lo più interpretata come una forma di sapienza o di invasamento. Era un approccio nuovo e destinato ad avere un grande successo, tanto che ancora oggi L’Hospidale viene citato nelle storie della follia.
Garzoni trattò il tema combinando una tipologia di caratteri e di forme di pazzia con un’aneddotica per lo più di matrice comica: in altre parole, seppe dare a tanta materia un taglio rapido e vario, tipico dei raccontini-aneddoto che riuscivano di lettura piacevole. […] Per quel che riguarda la fortuna editoriale si può notare il fatto singolare che, nell’anno della sua comparsa, l’Hospidale ebbe tre edizioni presso tre editori diversi, uno a Venezia, uno a Piacenza e un altro a Ferrara. Fu la prima opera ad avere un’edizione novecentesca quando il nome di Garzoni sembrava caduto in un oblio irreversibile. Inoltre si conquistò una rinomanza internazionale grazie alle traduzioni nelle maggiori lingue europee. Ancora oggi viene ripubblicata e tradotta.
L’Hospidale de’ pazzi incurabili nvovamente formato, & posto in luce da Thomaso Garzoni da Bagnacauallo. Con tre capitoli in fine sopra la Pazzia. All’eccellentissimo medico, et Filosofo Chiarissimo il Signor Bernardino Paterno. con privilegio. In Venetia, Appresso Gio. Battista Somascho. mdlxxxvi.
Carte: [4] 88 [8]. In 4°.
È da stabilire se questa sia da considerare la prima edizione dell’Hospidale, visto che nello stesso anno se ne ebbero altre due edizioni presso editori diversi e di diverse città. Somasco era l’editore che nello stesso anno pubblicava la Piazza, e fu l’editore che per molti anni continuò a pubblicare opere garzoniane fino alla fine del secolo. Ma anche Cagnacini di Ferrara aveva pubblicato nello stesso 1586 il Teatro, e Ferrara era la città di cui Garzoni era assiduo frequentatore; infine Ippolito Tromba, terzo editore dell’Hospidale, aveva dei rapporti con Garzoni, avendogli pubblicato il Teatro nel 1585, ma a Reggio e non a Piacenza: pertanto sarebbe interessante capire come Garzoni sceglieva i suoi editori e quale pratica editoriale rendesse possibile edizioni simultanee e multiple. In questo caso si può procedere per esclusione. L’edizione piacentina è la candidata meno valida per il titolo di princeps: non ha la dedica al medico Bernardino Paterno che sarà di tutte le edizioni successive, e la sostituisce una dedica dell’editore ad altro personaggio; manca il «Prologo dell’auttore a’ spettatori», e dell’editore sono le «tavole degli indici». L’edizione ferrarese potrebbe competere, ma rimane allora da stabilire se le diversità rispetto all’edizione veneziana siano miglioramenti apportati da quest’ultima o peggioramenti dovuti alla ferrarese. In questa nel prologo agli spettatori si legge di una cura «macaronia», mentre l’edizione Somasco ha la lezione corretta «machaonia», cioè «del medico greco Macaone». L’edizione ferrarese presenta qualche anomalia che fa pensare ad incidenti di percorso, ad emissioni diverse, e forse ciò avrebbe spinto Garzoni a trovare un altro editore; ma si può anche pensare che il Cagnacini abbia stampato in fretta per non lasciarsi sfuggire un contratto.
I capitoli sono: «Capitolo di Theodoro Angelucci. A Thomaso Garzoni sopra la pazzia», cc. 81r-86v; «Capitolo in lode della pazzia. Del signor Guido Casoni», cc. 87r-M2r; «Capitolo dell’auttore. All’Angelucci in lode della pazzia», cc. M2v-M7r. Le carte sono numerate fino a 88r, corrispondente a L8, a metà del capitolo di Casoni. L’ordine di questi capitoli rimarrà immutato nelle edizioni successive.
L’opera è dedicata dall’autore al medico Bernardino Paterno. I due sonetti laudatori sono entrambi del Policreti, uno «in lode dell’auttore», e uno «sopra la pazzia del mondo».
L’Hospidale de’ pazzi incvrabili nvovamente formato, & posto in luce da Tomaso Garzoni da Bagnacauallo. Con tre capitoli in fine Sopra la Pazzia. All’eccellentiss. medico, et Filosofo Chiariss. il S. Bernardino Paterno. Con la sva tavola. In Ferrara, Appresso Giulio Cesare Cagnacini, & Fratelli. Con licenza de’ Superiori. 1586.
Carte: [8] 107 [1]. In 8°.
In quest’edizione, ai sonetti di Policreti ne segue un terzo di Giulio Nuti che non figurerà più in alcun altra edizione. Rimane la dedica al medico Bernardino Paterno. I capitoli in appendice sono gli stessi e nello stesso ordine dell’edizione Somascho, 1586, cioè dell’Angelucci (cc. 93v-98v); del Casoni, (cc. 99r-102r), e dell’autore (cc. 102v-106v). A questi tre componimenti se ne aggiungono altri due, detti «di auttore incerto» il primo, e l’altro «Del medemo». Sono due madrigali e il primo ha un titolo: «Mascherata di pazzi», mentre il secondo è anepigrafo. L’indice non indica questi due componimenti che stanno a p. 107r e 107v, ossia nel foglio O3r-v, foglio che il Registro segnala come «mezzo foglio», rispetto a tutti gli altri che sono «fogli interi». Probabilmente questa edizione ebbe due emissioni perché un esemplare (precedente?), rinvenibile presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara, dà il titolo come «Mascherata di Barri», mentre quello di «Mascherata di pazzi» si trova nell’esemplare consultato presso le biblioteche Taroni di Bagnacavallo e la Newberry Library di Chicago. La variante non è rilevata nell’edizione di Stefano Barelli, 2004.
1586 - LE VITE DELLE DONNE ILLUSTRI
L’opera rappresenta un punto di riferimento importante in quanto indicativa di una svolta culturale voluta dalla politica della Controriforma. Di contro ai valori classico-umanistici, dominanti per secoli, si propone ora un nuovo modello di eroe, di «persona illustre», un modo nuovo di fare la mitografia del personaggio. Garzoni, dunque, fra i primissimi, traccia profili di donne ricavandoli dalle Sacre Scritture, cioè dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. E sono donne molto diverse dalle eroine antiche, che venivano celebrate per quel che potevano avere di attributi «virili», quali resistenza fisica, valore nelle armi, saggezza e giustizia, capacità di sacrificio... insomma le eroine che troviamo nel De mulieribus claris di Boccaccio. Rispetto a quelle eroine, le donne garzoniane sono «illustri» perché plasmate nel senso cristiano che privilegia le virtù della fede e della fedeltà, i doveri della devozione e della dedizione, le grandi doti di pazienza e di umiltà, senza dimenticare il ruolo primario della castità e tutta una serie di valori che erano stati indicati dai Padri della Chiesa, e che la letteratura rinascimentale aveva lasciato in penombra, preferendo la donna «mondana» e brillante delle corti signorili.
Le vite delle donne illustri Della Scrittura Sacra. nvovamente descritte dal R.P.D. Tomaso Garzoni da Bagnacauallo, Canonico Regolare Lateran. Predicatore. Con l’aggionta delle vite delle Donne oscure, & laide dell’vno, & l’altro Testamento; Et vn discorso in fine sopra la Nobiltà delle Donne. Alla sereniss. signora duchessa di Ferrara Madama Margherita Estense Gonzaga. Con privilegio. In Venetia, Appresso Domenico Imberti, mdlxxxvi.
Pagine: [16] 174. In 4°.
Contiene: Dedica: «Alla Serenissima Signora Duchessa di Ferrara, Madama Margarita Estense Gonzaga (pp. 8 n.n.); sonetti di Torquato Tasso, «alla Signora Duchessa di Ferrara», di Policreti, «alla istessa», di Panfilo, «all’istessa», di Marco Stecchini, «in lode dell’auttore», di Pomponio Montanaro, «per l’istesso» (pp. 9-11 n.n.); «Ragionamento Galeato dell’auttore sull’opera sua» (pp. 12-14); «Registro delle vite delle donne illustri del Testamento Vecchio e Nuovo» (pp. 15-16). Il «Discorso dell’istesso auttore sopra la Nobiltà delle donne all’istessa Signora Duchessa» è alle pp. 162-174. Nel «Registro delle vite» manca l’indicazione del «Discorso sulla nobiltà delle donne».
1588 - EDIZIONI DI UGO DI SAN VITTORE
La cura delle opere di Ugo di San Vittore era senz’altro compito ambito da un Canonico Regolare Lateranense: Ugo di San Vittore era il rappresentante più illustre di quell’ordine, una delle colonne della letteratura medievale. Dal Didascalicon, fortunatissima fra le opere del vittorino, probabilmente Tommaso Garzoni apprese molto sulla tassonomia enciclopedica adottata, specialmente nella Piazza, nella suddivisione dei lavori; e così dalle sue grandi opere di esegesi scritturale doveva aver tratto l’ispirazione a lavorare ad un commento al Cantico dei Cantici, lavoro che la morte stroncò. La data in cui apparve questa monumentale impresa è il 1588, ma probabilmente ebbe una gestazione lunga. Possiamo congetturare: pubblicata la Piazza nel 1585 e l’Hospidale nel 1586, Garzoni deve essersi dedicato con grande sistematicità alla cura del suo grande autore. Gli ultimi anni della sua vita vedono un intensificarsi del lavoro in campo religioso (in questo rientra anche il Serraglio, almeno in larga misura), e la stesura della Sinagoga, stimolata da un’occasione precisa, deve essere stata rapida, per cui possiamo dire che Garzoni si avviava ad essere sempre più un uomo di Chiesa in senso stretto, un intellettuale che concentrava la propria attenzione su problemi e temi scritturali.
Hugonis De Sancto Victore, Canonici Regularis Lateranensis, tvm pietate, tvm doctrina insignis, Opera tribus tomis digesta. Nunc à Donno Thoma Garzonio de Bagnacaballo postillis, Annotatiunculis, Scholijs, ac vita auctoris expolita. In gratiam Reverend. D. Petri Francisci à Ripa Veronensis eiusdem Congregationis Rectoris Generalis, [m.t.] m.d.lxxxviii. Venetijs, Apud Ioannem Baptistam Somaschum.
Tre voll.: [6] 294 [4]; [4] 289 [1]; [6] 324. In folio.
[La dedica al cardinale Antonio Colonna è firmata da Petrus Franciscus Veronensis, Rettore Generale dei Canonici Regolari Lateranensi.]
La cura delle opere di Ugo di San Vittore era senz’altro compito ambito da un Canonico Regolare Lateranense: Ugo di San Vittore era il rappresentante più illustre di quell’ordine, una delle colonne della letteratura medievale. Dal Didascalicon, fortunatissima fra le opere del vittorino, probabilmente Tommaso Garzoni apprese molto sulla tassonomia enciclopedica adottata, specialmente nella Piazza, nella suddivisione dei lavori; e così dalle sue grandi opere di esegesi scritturale doveva aver tratto l’ispirazione a lavorare ad un commento al Cantico dei Cantici, lavoro che la morte stroncò. La data in cui apparve questa monumentale impresa è il 1588, ma probabilmente ebbe una gestazione lunga.
L’opera non è stata illustrata da alcuno studio: rimarrebbe da vedere in che misura Garzoni curi i testi e ne organizzi l’ordine, e quanto sia originale il lavoro di note marginali. In attesa di uno studio del genere, possiamo dire che Garzoni edita le opere complete di Ugo di San Vittore avendo come precedente soltanto l’edizione parigina di Badio Ascensio del 1526, anch’essa in tre volumi. Abbiamo una semplice replica di quella?Il primo dei tre volumi contiene le «Annotationes elucidativae», ossia tutte quelle opere che Ugo scrisse per commentare le Sacre Scritture; il secondo contiene le «Institutiones monasticae», ossia le opere dedicate alla formazione degli uomini di Chiesa; il terzo contiene le opere «Eruditionis Theologicae». A parte il testo (se mai ci fu un vero lavoro di verifica e di collazione) il contributo garzoniano consiste nella brevissima biografia, «Compendiose descripta», di Ugo di San Vittore (vol. i, c. 3r-v.), e nelle note ai testi. Queste sono del tipo allora invalso, vale a dire note marginali che si limitano ad indicare il luogo scritturale o classico al quale il testo allude o cita direttamente. Qualche volta, però, sono note che rimandano a testi vicini a Garzoni e aventi qualche pertinenza con il discorso del vittorino.
1589 - LA SINAGOGA DE GL'IGNORANTI
Di quest’opera, ultima del «trittico garzoniano», uscirono quasi simultaneamente due edizioni nel 1589. La prima è dedicata dall’autore al vescovo Alfonso Erera, ed è datata a Ravenna il 10 marzo. La seconda reca una dedica a Filippo Abbiati ed è firmata dall’editore a Pavia il 12 giugno del 1589. Comunque stessero le cose, si può dire senza grandi possibilità di errore che fu l’ultima opera completata da Garzoni e che egli poté vedere a stampa. […] Garzoni nelle altre opere del suo «trittico» prendeva di mira i vizi e la pazzia; qui prende di mira l’ignoranza, la madre di tutti i vizi. Ma vi sono differenze profonde: molto più sottile è il tessuto degli aneddoti e molto più intenso è il filone polemico e personale.
Con la Sinagoga Garzoni intende rispondere a Giusto Giuseppe Scaligero che l’aveva accusato di ignoranza a proposito delle pagine finali della Piazza contenenti i testi di quella che abbiamo chiamato la «polemica Massa», e questa motivazione trapela chiaramente dal tono di profondo antagonismo che colora l’opera. Per fortuna la scrittura ne esce tonificata, riuscendo a creare pagine fra le più belle che Garzoni abbia scritto: nella Sinagoga troviamo descrizioni dei golosi, dei pigri, dei testardi, dei lussuriosi, degli avari, in cui la scarsità di aneddoti favorisce le caricature generali di forza epico-grottesca.
La Sinagoga de gl’ignoranti nvovamente formata, & posta in luce da Tomaso Garzoni da Bagnacauallo. Academico Informe di Rauenna, per ancora Innominato. Con privilegio. In Venetia, Appresso Gio. Battista Somasco, m.d.lxxxix.
Pagine: [12] 203 [1]. In 4°.
La dedica «Al Reverendiss. Monsignor Alfonso Erera Vescovo meritissimo d’Ariano, suo Signore, et padrone osservandissimo» è datata «Di Ravenna alli x di Marzo mdlxxxix» (cc. 2); segue «In auctoris praeconium Ioannis Evangelistae Montanarii Tiberiensis Epigramma» (c. 3r); quindi la «Tavola de’ capi principali, che si contengono nell’opera» (c. 4r-v); la «Tavola de gli auttori i cui nomi son citati nell’opra» (c. 5r-v), quindi il «Prologo sopra la Sinagoga de gli Ignoranti a i spettatori», pp. 1-6.
Si ricordi che Garzoni morì l’8 giugno, per cui la data della dedica acquista un valore storico-biografico particolare.
Nella Sinagoga Garzoni persevera con l’immagine di tipo architettonico (teatro, serraglio, piazza, ospedale) che i teorici della mnemotecnica consigliavano a quanti volessero inquadrare il sapere in una struttura visiva per poterlo ricordare meglio. La continuità si vede anche nell’affinità dei temi: nelle altre opere del suo «trittico» prendeva di mira i vizi e la pazzia; qui prende di mira l’ignoranza, la madre di tutti i vizi. Ma vi sono differenze profonde: molto più sottile è il tessuto degli aneddoti e molto più intenso è il filone polemico e personale.
1601 - IL MIRABILE CORNUCOPIA CONSOLATORIO
Il mirabile cornvcopia consolatorio di Thomaso Garzoni da Bagnacavallo. Discorso Nuovo, Vago, e Dotto, ne più dato in luce. In Bologna Presso gli Heredi di Giouanni Rossi, mdci. Con licenza dè Superiori.
Pagine: 44 [4]. In 8°.
La struttura retorica del trattatello in elogio delle corna – struttura desunta rigorosamente dallo stile epistolare – e il compiacimento erudito, esibito nei cataloghi di citazioni classiche, depongono a favore della paternità garzoniana. Potrebbe confermarlo il fatto che alle origini dell’erudizione esibita in questo spiritoso encomio paradossale siano gli Hieroglyphica del Pierio (Piero Valeriano Bolzani), ossia un’opera che Garzoni aveva intensamente sfruttato per la composizione della Sinagoga de gl’ ignoranti pubblicata nel 1589: la coincidenza della fonte per le due opere potrebbe costituire una buona base per datare anche la composizione del trattatello allo stesso periodo, cioè attorno all’anno 1588, praticamente l’ultimo della vita di Tommaso.
1604 - L'HUOMO ASTRATTO
[L’Huomo astratto] Gli due Garzoni, Cioè L’Hvomo astratto del molto Rever. P. D. Tomaso Garzoni Da Bagnacauallo; & La stella de’ magi del molto Rever. P. D. Bartolomeo Garzoni da Bagnacauallo, Amendue Fratelli per Natura, per Studio, per Religione, per Titolo di Predicatore, ò Teologo, & per nominatione d’Academici, in varie Città d’Italia. Con privilegio. In Venetia, Appresso Gio. Battista Ciotti Senese. 1604.
Pagine: [8] 58. In 4°.
Vengono stampati insieme i discorsi di Tommaso e di Bartolomeo Garzoni, discorsi che hanno il taglio da «ricezione accademica», come risulta dalla lettera dedicatoria di Bartolomeo Garzoni, riferendosi specificamente al proprio lavoro, e ricordando «l’ultimo frutto dell’ingegno della felice memoria di mio fratello». Forse era il discorso che Tommaso aveva preparato per la sua accettazione nell’Accademia degli Informi di Ravenna, e che probabilmente non riuscì a presentare.
Contiene: Lettera dedicatoria di Bartolomeo Garzoni «All’Illustriss. et reverendissimo Sig. mio Colendiss. Monsignor Offredo de gli Offredi Vescovo di Molfetta degnissimo, Et Nontio del Nostro Signore in Venetia meritissimo» (pp. 4 n. n.). Testo dell’approvazione «dei Signori Capi dell’Eccelso Consiglio di X» (p. n. n.), sonetto di Mutio Manfredi a Bartolomeo Garzoni (p. n. n.). «Incomincia l’Huomo astratto del molto Reverendo P. D. Tomaso Garzoni da Bagnacavallo. Argomento» (pp. 1-2). «Discorso» (pp. 3-21). «Incomincia La Stella de’ Magi del molto Reverendo P. D. Bartolomeo Garzoni da Bagnacavallo. Argomento» (pp. 22-23). «Discorso» (pp. 24-58).
Con questo discorso Garzoni ritorna alle sue origini e alla sua professione di teologo. Certo non fu mai un teologo sistematico, ma era indubbiamente un profondo conoscitore della letteratura teologica, come dimostrano alcuni discorsi della Piazza, l’edizione delle opere di Ugo di San Vittore, e anche questo trattatello, in cui Garzoni riprende un argomento molto vivo tra i filosofi e i teologi della tradizione Scolastica e della cosiddetta «seconda Scolastica».
Ai filosofi, da Aristotele in poi, interessava il problema del come si passi dalla conoscenza specifica di un oggetto al concetto generale del genere e della specie nel quale rientrerebbe quel determinato oggetto; ai teologi della Scolastica interessava il processo come dall’ente singolare si passi alla conoscenza della classe e del genere, che è come dire, passare dal dato individuale all’universale. Questo processo è quello della «astrazione». Ma ai teologi il processo interessava ancora per un altro percorso: come si può conoscere l’ente unico e irripetibile che è Dio. In altre parole, ai teologi interessava il processo dell’astrazione come via mistica alla conoscenza di Dio, culminante nell’estasi mistica. Questo è il problema che Garzoni tratta nel suo discorso, e lo tratta con competenza di fonti e di auctoritates propria di persona versata nella materia.
Il trattatello non ha aspirazioni di originalità, ma già il fatto di essere riuscito a condensare una materia tanto difficile, e seguirla bene in tutti gli stadi del suo processo, depongono a favore della lucidità e del sapere filosofico-teologico dell’autore. Di entrambi darà un campione più vasto e diversificato nel Serraglio, opera anch’essa impensabile senza un’attrezzatura filosofica e teologica di primo ordine.
1613 - IL SERRAGLIO DEGLI STUPORI DEL MONDO
Le vicende redazionali ed editoriali di quest’opera rimangono in parte nebulose. L’autore annuncia un’opera di argomento «occulto» nella conclusione della Sinagoga, come già aveva annunciato la Piazza nella conclusione del Teatro; ma né il titolo né la materia annunciati coincidono con quelli dell’opera arrivata alle stampe oltre un ventennio più tardi. Il titolo previsto era Palagio degli incanti, ma diventò Il Serraglio degli stupori del mondo.
Bartolomeo Garzoni se ne era fatto editore, e spiega il mutamento del titolo col fatto che nel lungo decorso dalla morte dell’autore all’uscita dell’opera quel titolo originario era stato usato da Strozzi Cicogna per un’opera che non aveva alcuna relazione con argomenti magici. […]
Spiegare i sogni, i prestigi, distinguere i miracoli veri da quelli apparenti, spiegare certi fenomeni naturali come risultato di leggi naturali e non di forze demoniache, cercare in tutti i modi di «capire» quello che sembra contraddire i sensi era l’obiettivo di una campagna che la Chiesa conduceva contro l’irrazionalismo che spingeva alla resa al demonio. […] a noi sembra di poter dire che Garzoni con il suo Serraglio cercava di mettere sotto l’occhiale della ragione molti fenomeni che la mentalità del tempo vedeva causati da occulti poteri maligni. In questo senso il Serraglio è opera più «progressiva» di quella che sarebbe un’opera di magia «nera», che, comunque, è la forma più retriva di sapere.
Il Serraglio De gli Stupori del Mondo, di Tomaso Garzoni da Bagnacavallo. Diuiso in Diece Appartamenti, secondo i vari, & ammirabili Oggetti. Cioè di {mostri, prodigii, prestigii, sorti, oracoli,} {sibille, sogni, cvriosità Astrologica, miracoli in Genere, e Maraviglie in Spetie, Narrate da’ più celebri Scrittori, e descritte da’ più famosi Historici, e Poeti, le quali talhora occorrono, considerandosi le loro probabilità, ouero improbabilità, secondo la natura. Opera non meno dotta, che curiosa, così per Theologi, Predicatori, Scritturisti, e Legisti: come per Filosofi, Accademici, Astrologi, Historici, Poeti, & altri. Arricchita di varie annotationi dal m.r.p.d. Bartolomeo Garzoni suo Fratello, Prelato di Santo Vbaldo d’Vgubbio, e Teologo Priuilegiato della Congregatione Lateranense. Con tre copiosissime tavole. Et Licenza de’ Superiori, e Priuilegi. In Venetia, mdcxiii. Appresso Ambrosio, et Bartolomeo Dei, fratelli. Alla Libraria dal San Marco.
Pagine: [60] 787[1 (Corrige antica)]. In 4°.
(Colophon: In Venetia. mdcxiii. Nella Stamparia, di Ambrosio Dei. libraro all’insegna del san
Contiene: Dedica Bartolomeo Garzoni «All’Illustriss.mo et Reverendiss.mo Sig. Il Signor Bonifatio Caetano Cardinale di S. Chiesa, & Arivescovo di Taranto, Padrone Colendissimo» (pp. 3-7 n.n.). «Laconismo vitale circa l’autore» (pp. 8-10 n.n.). «Ambrosio Dei a’ lettori» (pp. 11-12 n.n.). «Privilegio» (p. 13 n.n.). Nihil obstat dell’ordine dei Canonici Regolari Lateranensi (p. 14 n.n.). Son. di Gio. Pietro Bacchetta «Allustriss.mo et Reverendiss. Sig. Cardinal Caetano» (p. 15 n.n.). Son. di «Bartolomeo Tortelletti in lode dell’auttore» (p. 16 n.n.). Carme «Del Signor Pietro Petracci», carme «Dell’istesso» (p. 17 n.n.). Anagramma di Domenico Carrega (che rende Tomaso Garzoni con «Grazioso Manto» (p. 18 n.n.). Poesia «D’incerto» (ivi), due poesie «Dell’istesso» (p. 19 n.n.). Due componimenti «D’incerto in lode delli doi fratelli Garzoni» (p. 20 sg. n.n). «Petri Capello academici generosi» (p. 21 n.n.). «Nicolai Marcello academici generosi» (ivi). «Incerti de titulo libro» (p. 22 n. n.), «Incerti» (ivi); «Eiusdem» (p. 23 n.n.), «Incerti» (ivi). «Eiusdem» (p. 24 n.n.), «Ioannis Petri Bacchettae ad Garzonios Fratres. Emblema Gemini» (ivi), «Eiusdem. Bartolomeus Garsonius anagrammatismus ‘gratus e somnibus olor’» (p. 25 n.n). «Incerti ad Garzonios Fratres» (ivi). «Incerti» (ivi). «Tavola de gli autori citati per ordine» (pp. 26-34 n.n.). «Indice della Sacra Scrittura quanto a’ luoghi di essa citati overo esposti nella presente opera» (pp. 35-42 n.n.). «Tavola delle cose piu notabili» (pp.43-56 n.n.). «Porta d’ingresso del presente Serraglio» (pp. 57-60 n.n.).]
È l’edizione che sopravvive in vari esemplari, il cui frontespizio è quello voluto dall’editore e non da Bartolomeo Garzoni. L’editore, infatti, non voleva, per ragioni commerciali, che Tommaso venisse presentato come Canonico Lateranense, visto che nelle altre sue opere in circolazione non esisteva tale dicitura, e ciò poteva portare a scambiarlo per un altro autore. Il fratello Bartolomeo prevenne questa possibilità di confusione pubblicando un «Laconismo vitale» in cui faceva l’elenco delle opere del fratello, pertanto non lasciava adito a confusione di autore. In realtà il vero motivo che spingeva l’editore a sopprimere quel titolo era il timore che l’opera di un canonico lateranense o comunque di un cattolico non avesse smercio nei paesi d’oltralpe.
TRADUZIONI ANTICHE
FRANCESE
1586
Le Theatre des divers cerveavx dv monde. Avqvel tiennent place, selon leur degré, toutes les manieres d’esprits & humeurs des hommes, tant louables que vicieuses, deduites par discours doctes et agreables. Traduict d’Italien par G. C. D. T. A Paris, Pour Iean Hovze, au Palais, en la gallerie des prisonniers, pres la Chancellerie. M.D.LXXXVI. Avec privilege dv Roy.
Carte: 268 (Iniz. numer. c.21). In 16°.
È la traduzione di G. C. D. T, ossia Gabriel Chappuys, de Tours. Traduce il «Prologo. «Il teatro dei ceruelli». Non traduce la dedica, i sonetti, né «Del ceruello dell’Auttore».
1620
L’Hospital des fols incvrables: Où sont deduites de poinct en poinct toutes les folies & les maladies d’esprit, tant des hommes que des femmes. Oeuure non moins vtile que recreative, & necessaire à l’acquisition de la vraye sagesse. Tirée de l'Italien de Thomas Garzoni, & mise en nostre langue par François de Clarier, sieur de Long-val, Professeur ez Mathematiques, & Docteur en Medecine. A Paris, Chez François Julliot, au pied des grands degrez du Palais, au Soleil d’or. m.dc.xx. Avec Priuilege du Roy.
Pagine: 267[1]. In 8o.
SPAGNOLO
1600
El theatro de ingenios y Sinagoga de ignorantes de Thomas Garçon: en que el muy curioso hallara muchas cosas conforme a su gusto; y el predicador materias comunes para su menester. Puesto en español por F. Iayme Rebullosa. Barcelona, Iayme Cendrat, MDC. Vendese en la misma Emprenta.
Pagine: [16] 419 [12]. In 8°.
1630
Plaza universal de todas ciencias y artes, parte tradvzcida de Toscano, y parte compuesta por el Doctor Christoual Suarez de Figueroa. A Hieronimo Perarnav Cauallero Catalan Señor del Castillo y Lugar de la Roca deAlbera, en el Contado de Rossellon. Año 1630. Con licencia. En la Fidelissima Villa de Perpiñan, por Luys Roure Librero. Y à su costa.
Carte: [8] 379 [1]. In 4o.
(Colophon: En Perpiñan, por Luys Roure, Librero, m.dc.xxx).
1733
Plaza universal de todas ciencias y artes. Su autor primero el doctor Christoval Suarez de Figueroa. Nuevamente corregido, y addicionado para esta Impressión. En que se comprehende una Universal noticia de cada una de las Ciencias, sus inventores, origen, introducción en varias Provincias, y Reynos sus Professores más distinguidos, progressos, y utilidades que producen. De todas las Religiones, sus principios, Aprobación y establecimientos; sus Reformas, extinción de algunas, y fruto que han producido y producen a la Catholica Iglesia. De las Ordenes Militares de dentro y fuera de España... De Varias Artes Liberales y Mechanicas ... Con una Histórica Narración en cada uno de estos particulares ...
Madrid, m.d. ccxxxiii [senza nome di editore.]
Pagine: [16] 676 [56]. In folio.
[Traduzione che incorpora moltissime aggiunte rispetto a quella di Suárez de Figueroa. Il testo è stampato su due colonne. Questo rifacimento meriterebbe uno studio per accertare l’identità del curatore e dell’editore.]
TEDESCO
1618
Spital unheylsamer Narren unnd Närrinnen Herrn Thomasi Garzon, Auss der Italiänischen Sprach Teutsch gemacht. Durch Georgium Fridericum Messerschmid Argent. Gedruckt zu Straßburg bey Johann Carole. Im Jahr 1618.
Pagine: [XVI] 232. In 16o.
Georg Friedrich Messerschmid, nel 1618, a Strasburgo, traduce in tedesco l'Hospitale de' pazzi incurabili. Messerschmid era membro, a Strasburgo, di una città ricca e colta, libera e indipendente, che aveva annoverato tra i suoi figli, degli umanisti famosissimi come Sebstian Brant.
«La Piazza Universale di Tomaso Garzoni fu probabilmente il luogo librario, oggi diremmo il sito, più frequentato di tutta la tradizione culturale italiana nei paesi di lingua tedesca. Da Strasburgo a Francoforte, da Monaco a Lipsia, insomma dalle sorgenti del Reno fino alle regioni settentrionali dell’Europa centrale, l’opera principale di Tomaso Garzoni rappresentò nel Seicento la summa del sapere, tanto di quello colto quanto di quello comune. Fu l’enciclopedia italiana per eccellenza, ricca di citazioni dotte, di osservazioni argute, di riflessioni originali, di sano buon senso, sempre venato di scetticismo nei riguardi della superstizione, considerata dimensione incolta dell’esistenza umana, perché sviluppatasi senza libro e senza scrittura.»
(I. M. Battafarano, Dell’arte di tradur poesia, Bern- Berlin, Peter Lang, 2006)
1619
Piazza vniversale, das ist: Allgemeiner Shauwplatz/ oder marckt/ vnd zusammenkunfft aller professionen künsten/ geschäfften/ händlen vnd handtwercken/ so in der gantzen welt geübt werden: deszgleichen wann vnd von wem sie erfunden: auch welcher massen vieselbige von tag zu tag zugenommen: sampt aussführlicher beschreibung alles dessen/ so darzu gehörig: beneben der darin vo. […]erstlich durch Thomam Garzonum auss allerhand authoribus und experimentis italiänisch zusammen getragen und wegen seiner sonderlichen […] gedru. zu franckfurt am mayn/ bey nic. hoffman/ in verlegung Luca Iennis. m.dc.xix.
Pagine:[32] 731 [15]. In folio.
1626
Piazza universale, das ist: Allgemeiner Schawplatz/ oder marckt/ vnd zusammenkunfft aller professionen/ künsten/ geschäfften/ händlen vnd handtwercken/ so in der gantzen welt geübet werden: deszgleichen wann vnd von wem sie erfunden: auch welcher massen vieselbige von tag zu tag zugenommen: sampt aussführlicher beschreibung alles dessen/ so darzu gehörig: beneben der darin vorfallenden wängel verbesserung/ [...] erstlich durch Thomam Garzonum auss allerhand authoribus und experimentis italienisch zusammen getragen und wegen seiner sonderlichen […] anjetzo... verteutscht... und zum andernmal in truck gegeben. franckfurt am mayn, in verlegung lucæ jennisii. m.dc.xxvi.
Pagine: [32] 731 [15]. In folio.
1641
Piazza universale: das ist: Allgemeiner Schawplatz/ marckt und zusammenkunfft aller professionen/ künsten/ geschäfften/ händeln vnd handtwercken/ wann vnd von wem dieselbe erfunden: wie sie von tag zu tag zugenommen: sampt aussführlicher beschreibung alles dessen/ so darzu gehörig […] erstmaln durch Thomam Garzonum, italianisch zusammengen: anjetzo aber auffs trewlichste verteutscht/mit zugehörigen figuren/ und underschiedlichen registern gezieret/ und in truck gegeben. franckfurt am mayn/ in Verlag matthæi merians. m.dc.xli.
Pagine: [28] 1084 [14]. In 4°.
[Con illustrazioni di Jost Ammon di Zurigo.]
1659
Piazza universale: das ist: Allgemeiner Schawplatz/ marckt und zusammenkunfft aller professionen/ künsten/ geschäfften/ händeln vnd handtwercken/ wann vnd von wem dieselbe erfunden: wie sie von tag zu tag zugenommen: sampt aussführlicher beschreibung alles dessen/ so darzu gehörig […]erstmaln durch Thomam Garzonum, italianisch zusammengen: anjetzo aber auffs trewlichste verteutscht/mit zugehörigen figuren/ und underschiedlichen registern gezieret/ und in truck gegeben. franckfurt am mayn/ in Verlag matthæi merians sel. erben, druckts hieronymus polich vnd nicolaus kuchenbecker. m.dclix
Pagine: [28] 1084 [14]. In 4o.
[Riedizione dell’edizione del 1641. Illustrazioni di Jost Ammon di Zurigo.]
LATINO
1623
Emporium emporiorum, sive Piazza universale de statibus hominum eorumdem ingeniis, scientiis & artibustam liberalibus quam illiberalibus & mechanicis deque omnium rerum usu, abusu, erroribus correctionibus atque eorum principiis mediis & finibus singulorumque inventoribus. Opera omnia universalem doctrinam politicam aliosque discursus historice philologicos complectentia. In tres libros distributa. Interprete N. Bello [i. e. M. C. Lundorp]. Francoforte, Johannes-Nicolai Stolzenberger, 1623, 3 voll. in 1. In 4°.
1624
Piazza vniuersale, siue theatrum vitae humanae et omnium et singularum professionum... doctrina vniuersalis politica & discursus varij... a domino Thoma Garzono collecti, & nunc opera & studio Michaelis Casp. Lundorpi historiographi cum indice editi. Francofurti: ex officina chalcographica, Ioanni-Nicolai Stolzenbergeri, impensa vero Ioan-Theobaldi Schoenvvetteri, 1624 .
Carte:[8] 395 [13]. In 4°.
[È probabilmente la stessa traduzione ripubblicata con titolo diverso da quello precedente].
INGLESE
1600
The Hospitall Of Incurable Fooles: Erected in English, as neer the first Italian modell and platforme, as the vnskilfull hand of an ignorant Architect could deuise. I pazzi, é li prudenti, fanno giustissima bilancia, (London) Printed by Edm. Bollifant, for Edward Blount, 1600.
Pagine: [14] 158 [2]. In 4°.
[La traduzione è attribuita a Edward Blount, ma da altri viene attribuita a Thomas Nash.]