la storia
Sullo
sfondo degli anni '70,
Gibo abbandona moglie e figlio per inseguire il suo sogno d'amore:
racimolare i soldi per raggiungere una turista danese
conosciuta l'anno prima sulle spiagge della Romagna.
Gibo trascorre l'attesa in un capanno sulla spiaggia,
pescando cozze di frodo, accompagnato dalle voci del passato e del presente:
un padre spirituale, un anarco co-munista e il "matto del fiume".
Un apologo sulla follia d'amore e su una civiltà rurale che finisce.
Charlotte
Skouby (Yonna), Umberto Giovannini
(Gibo)
tanabèss.
Non troverete neanche nel più antico vocabolario romagnolo-italiano questo vocabolo:
tanabèss è una commistione infantile fra tanabé, tanabèd (incapacità di intendere)
e il frusciare della serpe fra le ortiche del fiume e i pensieri notturni.
Tanabèss, dunque: percorso afasico dall'adolescenza alla maturità
o dalla maturità alla senescenza. Iniziatico, disperato, solitario.
Roberto Barbanti (il prete)
Walter Pretolani (Libero, l'anarco-comunista)

Remo Rivola (Bubus, il matto del fiume)
Niente sta più al suo posto. Il maestro di libri (il prete),
l'ideologo (l'anarco-comunista), il maestro di senso (il "dio" del fiume):
questo è il viaggio di un giovane qualsiasi (Gibo) nella Romagna degli anni
'70.
Dall'adolescenza
all'età adulta ciascuno parla, ciascuno ammaestra,
gli dei lonani ascoltano e inviano timorati messaggeri.
Il ragazzo, l'uomo, colui che deve essere, capire, sapere,
(il principe della favola chiamato alla prova, il solitario signore di se stesso
che tutto paga),
percorre/trascorre tutta la sua odissea senza mai retrocedere
confortato soltanto dalla sicurezza di esistere.
Bedlù
Cerchiai (Orcio), Umberto Giovannini
(Gibo)
Gibo è la semplice comunicazione dell'esperienza di chiunque
che assume i caratteri di eccezzionalità solo nel momento in cui
la scrittura prima, la macchina da presa poi ne evidenziano i tratti salienti.
È il cinema a fare di Gibo il personaggio di un tempo
che ha troppe coscienze critiche e poca voglia di dare valore
alla storia vissuta senza enfasi e senza retorica.



Né eroe né antieroe, banalmente solo uno sguardo attento sulla quotidianità
che scivola via sul già detto che non fa storia.
Tanabèss incontra l'Orlando e parte dei suoi mondi,
attinge da un mondo tanto noto a gran parte degli adulti di Romagna
quanto ormai confiscato dall'impossibilità di narrazione,
dal vetriolo della noia, dallo stupidario televisivo.
Non restava che affondare la lama e far colare in grumi di immagini
ciò che è dato per inutile, superfluo, superato.
Il prete, l'anarchico, lo spostato ridefiniscono un mondo
appena tolto di dosso come un vestito, appena appena abbandonato
sulle spalle di una generazione inesorabilmente incamminata sul viale del tramonto.
Riportare questi grumi di memoria all'attenzione di chi nulla ne sa
(giovani e meno giovani) è un'operazione di semplice testimonianza poetica.
