IL PROGETTO

Bérbablù è il terzo film di un progetto che ne prevede quattro ambientati nella Romagna del XX secolo. Ogni film, pur compiuto a sé stante, si collega idealmente all’altro sino a formare una quadrilogia che, facendo perno su storie di questo piccolo popolo, ambisce a parlare ad un pubblico internazionale.
Il piano di produzione ideato, tra gli altri, dai filmakers Massimiliano Valli e Luisa Pretolani, è nato nel 1995 e ha trovato il sostegno finanziario di una banca locale e di privati, nonché l’apporto vitale di professionisti del cinema, attori, enti locali, istituzioni. Il tutto coordinato dall’associazione culturale VACA vari cervelli associati, responsabile della gestione e della promozione.
Tanabèss (1997) e Tizca (2000) i primi due lungometraggi a segnare le fondamenta dell’ambizioso progetto, sono stati distribuiti nei circoli d’essai e apprezzati dalla critica specialistica nazionale e internazionale assolvendo così la missione assegnata.
Bérbablù mira ad una vasta platea grazie all’epica della trama, alla qualità degli attori, alla non comune ambientazione e infine all’originale colonna sonora.
Nel cast spiccano Elena Bucci - protagonista sensibile del film Tizca-, Ivano Marescotti, sicuramente l’attore più noto e rappresentativo della Romagna, Umberto Giovannini, già interprete nei due precedenti lungometraggi e la promettente attrice riminese Maria Costantini. Accanto a loro attori professionisti, volti di strada e centinaia di comparse danno vita ad un film in bianco e nero di circa due ore di durata.

RELAZIONE ARTISTICA

"Sangue romano e celtico" recitava il professore, in Amarcord di Fellini, riferendosi al popolo di Romagna. Sanguigni, anarchici, picareschi sono molti dei personaggi più o meno noti che hanno avuto i natali ed hanno abitato quel fazzoletto di terra compreso tra gli Appennini e l'Adriatico. Bérbablù è un musicista istintivo e appassionato a dispetto della povertà diffusa e delle crudeltà umane, incarna quel desiderio di evasione che vive attraverso la sua musica, nelle feste, nella lotta politica, nelle osterie e, soprattutto, nelle grandi passioni d'amore che fanno la distinzione di un uomo nella Romagna d'inizio secolo. Un mondo più volte visitato, documentato, sezionato da letterati, poeti, registi: Pascoli, Panzini, Serra, Beltramelli, Moretti, Spallicci, Fellini e molti altri sino a Dino Campana, in un crescendo ora poetico, ora realistico poi saggistico e documentaristico, infine onirico. Eppure c'è ancora molto da dire come accade ogni volta che l'osservatore entra in un microcosmo ed esplora le vicende dei singoli, il loro intrecciarsi sino a risalire alla grande storia, quella nota a tutti perché da tutti attraversata. La storia di Bérbablù, delle sue vicende musicali e umane vuole essere narrata per le sue particolarità, per il punto di vista registico che si fa forte di un'esplorazione disinibita e non agiografica del mondo rurale e piccolo borghese, nella drammatica congiuntura 1914/1915. La voglia di vivere (i riti, le feste, gli scherzi), la passione amorosa, i legami d'amicizia sono posti in rapporto con la durezza dettata dalla povertà economica, in un contesto sociale che pure va rapidamente mutando e che la guerra prima e il fascismo poi inevitabilmente congeleranno. Bérbablù è un film che prosegue la ricerca poetica che ci ha spinti a realizzare il nostro primo lungometraggio, Tanabèss, che ha cercato di dare sullo schermo, attraverso una storia ambientata in Romagna, la generale crisi dei valori che sconvolse le giovani generazioni degli anni 60/70, guardando il personaggio principale mentre opera la rottura con la sua formazione sociale e culturale. La sceneggiatura di Bérbablù è nata da un crogiuolo di fascinazioni: storie di una storia tramandate dalla cultura orale. Come è stato detto dalla giuria del Premio Solinas, che l'ha premiata con una borsa di studio, realizzare Bérbablù è impresa difficile ma ricca d'interesse e di fascino. Fascinazione che vogliamo trasmettere al pubblico con un film forte nei sentimenti ma fedele alle memorie che lo hanno ispirato; agile pur muovendosi in una trama complessa, tenero e credibile pur attraversando tragedie individuali e collettive.