CENTRO STUDI SULL'IMMAGINE RIPRODOTTA
CASA FRESCOBALDI, VIA FRESCOBALDI 40


Nel gennaio del 2003 il Comune di Ferrara ha assegnato, per un biennio, la direzione espositiva del Museo all'associazione culturale VACA.

Le quattro mostre organizzate nel 2003:

Libri mai mai visti
marzo - aprile 2003

Una grande avventura shakespeariana. Le incisioni della Boydell's Gallery
giugno - luglio 2003

Ogni donna è un’isola - biennale dell’umorismo
luglio - agosto 2003

Duilio Cambellotti (1876-1960) - La furia di illustrare
ottobre - novembre 2003

riportiamo qui sotto le schede delle mostre
realizzate per l'ultimo anno di gestione VACA, 2004
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Mostra a cura di Paola Pallottino

21 febbraio – 28 marzo 2004

La mostra, che comprende immagini di interventi ambientali urbani degli anni Sessanta-Settanta fino ai più recenti progetti di monumenti e dipinti, oltre a documentare il carattere poliedrico e tecnicamente molteplice dell'attività artistica di Franco Summa, evidenzia anche il suo interesse per i luoghi dell'umano abitare, soprattutto cittadini e urbani. Poeticamente abita l'uomo è diventato, per Summa, un programma ideale svolto in ogni ambito di attività: dalla grafica agli oggetti di arredo, dai progetti di opere monumentali alle sculture, dalle opere in ceramica ai primi interventi ‘Effimeri’ (che erano anche una denuncia dell'abbandono o della manomissione di parti di città), fino ai libri impaginati come opere d'arte, a documentare un lavoro che definisce di ‘arte ambientale urbana’. La considerazione di una responsabilità morale del soggetto nei confronti dell'ambiente, lo ha indotto a scegliere, in modo sempre più significativo, un operare che assume come ‘campo’ di lavoro la città quale ‘luogo di relazioni’. Per cui Franco Summa è oggi il principale esponenente di quell'arte ambientale di cui tutti parlano.
Nato a Pescara nel 1938, dopo la laurea in lettere con una tesi in estetica, inizia un’intensa attività nel campo delle arti figurative. La sua prima presenza in manifestazioni artistiche significative risale al 1964 con la partecipazione alla rassegna Strutture di Visione. Seguiranno molte altre mostre in Italia e all'estero, tra cui: Biennale di Venezia 1976 e 1978; Triennale di Milano 1979; Documenta Urbana, Kassel 1980; O territorio: pratica artistica e projectaçao, Sao Paulo e Rio de Janeiro 1983; Arte fiera, Bologna 1996.
Ha pubblicato: Arte e Città, appunti di arte ambientale, Pescara 1987; La Città della Memoria, Milano 1986; Town Art, Pescara1992; Monumenti Urbani e Monumenti domestici, Pescara 1994; La Vita è Sogno la Vita è Segno, Pescara 1999; Poeticamente Abita l'Uomo, Milano 2003.
Della sua opera, documentata su Art Action Partecipation 1980, Il Disegno italiano del Novecento 1993, La Pittura italiana del Novecento 1994 e in numerose riviste quali "Domus", "Casabella", "AD", "Modo", "Controspazio", "L'Architettura", "Da-ta", "Arte", "L'Arca", si sono interessati, tra gli altri, Giulio Carlo Argan, Enrico Crispolti, Maurizio Fagiolo, Alessandro Mendini, Filiberto Menna e Pierre Restany.
In mostra, oltre a una serie di illustrazioni, il ‘polittico’ dei dodici olii del ciclo Le vie del Cuore; una serie di immagini trattate al computer e stampate su tela, relative alle opere ambientali urbane e ‘monumentali’: Un arcobaleno in fondo alla via, La porta del Mare, La casa del Poeta; modelli in legno, acciaio inossidabile e mattoni dipinti e i ‘Monumenti domestici’ come la cassettiera Tempietto, il vaso Abruzzo o il centrotavola zuppiera-fruttiera Monumentino del Principe Discanto.
Completa la mostra, come un ideale catalogo, il citato volume: Poeticamente Abita l’Uomo, Milano, Editoriale Modo, 2003.

 

Mostra a cura di Paola Pallottino

10 aprile – 30 maggio 2004

Unanimemente riconosciuta come la più autorevole presenza femminile del fumetto italiano, Francesca Ghermandi nasce a Bologna nel 1964 in una famiglia di artisti e dopo gli studi classici frequenta la facoltà di Architettura e la Scuola di fumetto ‘Zio Feininger’ dove, Mattotti, Tuveri, Brolli e Andrea Pazienza, la traghettano al movimentato territorio del fumetto d’autore. Subito protagonista, dopo l’entusiasmante esordio su “Reporter” e «Frigidaire», lavora a Parigi dal 1991 al 1993, collaborando a una quarantina di periodici. Autrice del personaggio animato per la campagna televisiva contro l’Aids: Fallo protetto, i sui volumi a fumetti Hiawata Pete e Joe Indiana, ottengono il primo e terzo premio a Treviso Comics. Collaboratrice, con fumetti e illustrazioni, al «Gambero Rosso», «Il Manifesto», «Dolce Vita», «Nuova Ecologia», «Cyborg», «Echo des Savanes», «Comic Art», «Rubber Blanket», «Strapazin», «Linus», «Internazionale», «Telèma», «Zero Zero», «L’Unità», «Comic Journal», ha disegnato orologi per la Swatch, allestito personali a Bologna, Roma, Milano, Ravenna ed esposto in collettive in Italia e all’estero: Salone di Angouleme, National Museum of Cartoon Art di Londra, Biennale dell’Illustrazione di Bratislava. Nel 1995 è stata invitata alla competizione mondiale per il character-mascot dell’Expo 2000 di Hannover e alla MTV European Music Awards Brochuer. Con Helter Skelter, nel 1997 ha ottenuto il premio della rivista “Linea d'ombra” e di Lucca Comics quale miglior autore dell'anno. Dopo Cipollino di Gianni Rodari, sempre per gli Editori Riuniti nel 2003 ha illustrato Le avventure di Ulisse di Roberto Piumini, ma la sua opera più importante è Pastille, un innovativo fumetto senza parole pubblicato in Italia da Phoenix ed Einaudi, in Francia dall’Edition du Seuil e in Spagna da Sins Entido nel 2001, mentre il suo ultimo grande libro a fumetti The Wipeout, apparso sempre presso Sins Entido e Seuil con il titolo Bang! T’es mort, è stato pubblicato negli Stati Uniti dalla Fantagraphics Books nel 2003.
La mostra, che comprenderà una selezione di tavole originali in bianco e nero e a colori provenienti dall’ambito del fumetto, dell’illustrazione, della pubblicità e del cinema d’animazione, nonché serigrafie e vari stadi di matite, si varrà di uno speciale allestimento di Damir Jellici e dopo il MIL proseguirà il suo viaggio circolando in varie sedi a cura della Fondazione A. Mazzotta.
Catalogo riccamente illustrato edito da Gabriele Mazzotta con testi di Paola Pallottino e Paul Gravet, Direttore del National Museum of Cartoon Art di Londra.

 

19 giugno - 1 agosto 2004

a cura di
Umberto Giovannini

Una mostra delle xilografie di Gino Barbieri per intraprendere, attraverso le sue incisioni, un viaggio di sette anni in un'Italia che mutò tragicamente, passando da un'epoca di sogni e ideali alla disillusione degli stessi che si ebbe con la carneficina della I Guerra Mondiale.
Barbieri con le sue incisioni dà testimonianza diretta e coinvolta di questo passaggio, partendo dalle magistrali grandi tavole policrome, introspettive, sensuali e sognate del primo periodo, ispirate a soggetti neo-rinascimentali dal gusto simbolista, per giungere all'imponente serie delle xilografie di guerra, una sorta di cronaca di vita militare di forte impatto emozionale, che cresce di intensità e drammaticità di pari passo all'avanzare del conflitto, risolte con un segno sempre più crudo, nervoso, espressionista. Barbieri le incise in due anni di vita militare, nelle retrovie, in trincea ed anche al fronte, dove venne ucciso all'età di 31 anni.
In mostra le circa 90 xilografie che Barbieri realizzò, tra il 1911 e il 1917, affiancate da una serie di bozzetti e disegni preparatori, oltre che l’intera produzione editoriale che va da “L'Eroica” fino ai libri illustrati per l’editore Formiggini.
Saranno esposti alcuni dipinti ad olio del primo periodo, coerentemente a un discorso sull'uso dei colori che Barbieri fa nelle sue xilografie policrome, e una serie di calcografie, che affiancarono negli anni la sua produzione xilografica, riprendendo sovente lo stesso soggetto.
Parallelamente verranno presentati documenti (lettere, fotografie) e una sezione didattica sulla xilografia in cui verranno spiegati gli strumenti e le tecniche utilizzate da Barbieri, corredata da una serie di legni originali.

Gino Barbieri fu xilografo e pittore. Si iscrisse all'Accademia di Firenze e si avvicinò alla xilografia con De Carolis, suo insegnante, da cui riprese i particolari soggetti neo-rinascimentali e il segno, rivisitato attraverso l'esperienza espressionista. Fu tra i primi a fornire legni per “L'Eroica”, ed fu nel comitato redazionale che organizzò l'Esposizione di Levanto dove vinse la medaglia d'oro. In questi anni si avvicinò alla xilografia policroma con cui giunse a esiti pittorici di altissimo livello, discostandosi dalla coeva produzione monocroma e reinterpretando gli stili preraffaellita e simbolista. Dal 1912 incise numerose illustrazioni per I classici del ridere di Formiggini e nel frattempo partecipò ai più importanti concorsi internazionali riscuotendo ottimi successi. Nel 1915 venne chiamato alle armi e nel periodo bellico incise una imponente serie di grandi tavole che riportano, con il suo tratto forte, i momenti della vita di guerra.

Il catalogo VACA edizioni, Gino Berbieri. Sogni di Pace, venti di guerra. Le xilografie, riproduce in dimensioni originali tutta l'opera xilografica dell'artista.

 

Daniel Boudinet ritrovato in Italia

21 agosto – 3 ottobre 2004

DANIEL BOUDINET
(Parigi 1945-1990)

Prima pubblicazione nel 1973, Bagdad-sur-Seine, con un testo di Yves Simon: con acutezza viene presentato lo sconvolgimento urbanistico di Parigi.
Un primo discorso sull’architettura, che resterà, per tutta la sua vita, tema centrale: sia nella variante artistica - nel 1977 Bomarzo, volume sul giardino cinquecentesco di Vicino Orsini -, che in quella paesaggistica: nel 1979 En Alsace, testo di Roland Barthes. La lunga galleria di ritratti: attori e registi per la rivista “Le Cinématographe”; filosofi, saggisti, scrittori per varie pubblicazioni - pur nella loro profondità (anzi, forse proprio per quella) - non distolgono mai Boudinet da un’intima, inesausta riflessione su architettura-arte-paesaggio.
Immerso in altri lavori, prosegue nel costruire anno dopo anno, quello spettacolo fotografico -che non avrà mai fine-, dato dalle sue città di notte; foto cominciate a circolare già negli anni settanta, battezzate poi Projet “Paris-Londres-Rome”. Fotografie a colori fatte nelle città, la notte, alla sola luce dell’illuminazione urbana.
La tomba Brion, dell’architetto Carlo Scarpa, il giardino Little Sparta di Ian Hamilton Finlay, sono foto che danno la misura di quanto sia qualificata la committenza che investe il poco più che trentenne fotografo parigino.
Afra e Tobia Scarpa ne faranno il loro testimone (Parere sull’architettura di Afra e Tobia Scarpa, uscirà da Mondadori nel 1985). Sono però anche gli anni durante i quali la ricerca personale o, meglio, la ricerca della perfezione, darà corpo a quei Fragments d’un labyrinthe (1979) e Paris crépuscule (1981-85) che, lui vivo, non cesseranno d’essere richiesti per mostre da Monaco a New York, da Tokyo a Mosca…
Per ovvie ragioni di sintesi non si possono qui citare i diversi altri libri pubblicati, le riviste che lo ebbero come collaboratore, le mostre fatte; né si è potuto dire del legame di stima e amicizia con personalità come Roland Barthes o Jan Guitton (per citarne solo due universalmente noti). La mostra, che il MIL gli dedicherà, conta su materiali straordinari che vanno dalle città di notte ai Fragments, per arrivare a materiale mai esposto prima e ritrovato in Italia, come appunto titola la mostra.

Nella foto di Daniel Boudinet, Rimini, 1982, da sx: Danilo Conti, Paolo Zanzi, Marcella Nonni, Franco Tondini durante l'allestimento 4 passi...again.

 

20 novembre – 26 dicembre 2004

Una mostra di libri/oggetto o oggetti/libro, ispirati a titoli immaginari presenti in un’antica ed esistente biblioteca francese, che François Rabelais (da buon studioso e sincero bibliofilo qual era) descrisse in uno dei suoi capolavori letterari. Rabelais frequentò, infatti, la Bibliotèque de Saint Victor durante i suoi studi all’Università di Parigi, prima del 1528, e si ispirò alla stessa per redigere un catalogo burlesco di 141 titoli (cap. VII Libro secondo del Gargantua et Pantagruel, 1532-1564), dove si fa beffa della scienza scolastica, teologica e della polemica religiosa del tempo. Un buon numero dei titoli elencati in quel catalogo sono puramente scherzosi e immaginari, altri si riferiscono ad autori e opere realmente esistenti, ma tutti sono frutto della sua fantasia.
È partendo da questi titoli che è nato il progetto La bibliothèque imaginaire de Rabelais per il quale sono stati interpellati e coinvolti alcuni artisti a ri-costruire la Bibliotèque de Saint Victor, non per creare dei falsi, bensì per costruire neo-libri-oggetto dandone libera interpretazione dei titoli rabelaisiani. Gli autori sono artisti che già si sono distinti nel corso dei primi otto anni del concorso internazionale Libri mai mai visti.
La mostra, costituita da circa 65 libri manufatti consultabili e maneggiabili dal pubblico, per coerenza cronologica ha debuttato il 3 luglio 2003 alla Maison la Devinière (F), già casa natale e, oggi, Museo Rabelais. I libri esposti che ricostruiscono quindi idealmente parte della fantastica biblioteca, hanno forme e dimensioni diverse e sono stati realizzati in copia unica utilizzando i più impensabili e svariati materiali. Il pubblico potrà quindi deliziarsi con la "Pantofola dei Decreti" completamente in ceramica o con "La Ciabatta dell’umiltà" eseguita in tessuto porpureo finemente ricamato, con "Il bandolo teologale" di carta, tessuto e corda, il "Decreto dell’Università di Parigi contro il lusso degli abiti delle donne di piacere", "Il formicaio delle arti", "Il pungolo del vino", "Le Fanfare di Roma", "Il fichino delle pulzelle", Il pissi pissi dei Padri Celestini", "Il soffietto degli alchimisti", "Il cacatoio dei medici", "Lo spazzacamino dell’astrologia", "La patria dei demoni"… e con tante altre fantastiche opere sognate nel 500 e materializzate mezzo secolo più tardi.

Contestualmente alle opere esposte su supporti orizzontali, verranno presentate a parete le riproduzioni di buffe e divertenti immagini incise, da mano ignota, con la tecnica calcografica e nello stesso periodo. Si tratta di 60 immagini che riproducono i personaggi fantastici e burleschi de Le songe drolatiques de Pantagruele. La prima edizione del libro (contenente in origine, 120 immagini) fu pubblicata nel 1565, dodici anni dopo la morte di Rabelais, sfruttando la fama dello scrittore e attribuendogli pertanto la realizzazione. Alcuni studiosi l’attribuirono poi al fratello di Bruegel o a Bruegel stesso, e comunque le immagini, che sono arrivate a noi oggi, rimangono ancora orfane d’autore. Le 60 tavole in mostra sono tratte da un’edizione dell’800.

Catalogo VACA.